“Credevano di aver chiuso tutto con la pratica 479 e la scusa dell’interpretazione. Ma dopo che ho inviato la diffida legale e pubblicato le prove, oggi mi scrivono che hanno dovuto aprire un NUOVO fascicolo, il 528/RE/2025. Non possono più ignorare le carte. Ora il cronometro è ripartito. Li terrò d’occhio.”
CSM costretto alla retromarcia: dopo la Diffida si apre un nuovo fascicolo. I reati dei magistrati non si possono più nascondere.
Credevano di aver insabbiato tutto. Credevano bastasse un modulo prestampato, quella ridicola scusa dell’ “interpretazione delle norme”, per cancellare con un colpo di spugna accuse gravissime come Rifiuto d’Atti d’Ufficio e Favoreggiamento. Pensavano che io fossi il solito cittadino che si rassegna e torna a casa in silenzio.
Si sbagliavano.
Dopo aver pubblicato l’audio-inchiesta che svelava le loro contraddizioni e dopo aver inviato una Diffida formale (si può leggere qui) il 29 dicembre scorso, oggi il “Muro di Gomma” ha ceduto.
La Prova: Il CSM ha dovuto aprire un nuovo fascicolo
Non potendo più ignorare le carte, e non potendo accorpare la mia diffida alla vecchia pratica (che avevano chiuso in fretta e furia), sono stati costretti ad aprire una nuova istruttoria.
Ecco la risposta ufficiale arrivata oggi, 14 Gennaio 2026 , firmata dal Segretario Generale Roberto Mucci:
“Si informa che la Sua nota… è stata iscritta dalla Prima Commissione al fascicolo n. 528 RE 2025“.
Cosa significa questo documento?
Significa che la mia pec non è finita nel cestino. Significa che il protocollo P 600/2026 è la prova che stanno “valutando”. Hanno capito che nascondere i reati penali di presunti magistrati dietro la burocrazia non funziona più. Non possono far sapere all’opinione pubblica che, in certi uffici, abbiamo incompetenti, fannulloni e – carte alla mano – soggetti che agiscono al di fuori della legge per coprirsi a vicenda.
L’inizio della fine: L’azione partita da Roma
Ma quello che il CSM non sa, o fa finta di non sapere, è che questo fascicolo 528 è solo la punta dell’iceberg.
L’altro ieri ero a Roma. Lì, nel cuore del potere, ho dato il via a qualcosa di irreversibile. Un’azione che porterà questi nomi e cognomi ben oltre i confini nazionali. Ho avviato l’inizio della fine per tanti magistrati che si credevano intoccabili e che invece stanno per finire sotto un riflettore internazionale.
Non sanno ancora quali scandali stanno per esplodere in tutta Italia. Pensano di dover gestire una “pratica burocratica”. In realtà, stanno gestendo il crollo della loro credibilità.
Altro che riforma della Giustizia
In questi giorni si riempiono la bocca nei salotti televisivi parlando della riforma sulla Separazione delle Carriere. Discutono, fanno convegni, credono che il problema sia tecnico. Non hanno capito nulla. Non sentono il rumore di fondo che arriva dalla strada.
Qui il punto di non ritorno è stato superato. Invece di preoccuparsi di separare i giudici dai pm, qualcuno ai piani alti dovrebbe iniziare a preoccuparsi seriamente di cosa succede quando il popolo si incazza veramente. La storia non perdona e i precedenti sono illustri: Luigi XVI docet. Se continuano a tirare la corda, la preoccupazione non sarà più la separazione delle carriere, ma quella – ben più definitiva – dei corpi dalle teste.
Il tempo delle chiacchiere è finito.
La pratica 528/RE/2025 è aperta. Il mio archivio anche. Vediamo chi si stanca prima.

Marco De Luca è un nuovo scrittore impegnato nella lotta contro le mafie, il crimine organizzato, le piccole criminalità, la violenza fisica e psicologica, il narcisismo e le truffe, perpetrate verso gli uomini. Nato nel 1973 in una tranquilla città del Piemonte e cresciuto a metà in Emilia Romagna ha fin da giovane sviluppato una forte consapevolezza politica e di giustizia. Dopo gli studi, Marco ha deciso di dedicarsi oltre che al proprio lavoro, ai suoi hobby (fotografia, tecnologia, scienza, lettura, al volontariato in vari corpi, ecc…) ma mai tralasciando il senso di Giustizia che lo ha pervaso fin da piccolo, grazie anche alla famiglia composta da Magistrati, Giudici, Avvocati e appartenenti alle Forze dell’Ordine. Nel 2018 dopo aver subito violenze, truffe, minacce, ecc… da famiglie criminali di bassa lega, e constatando la criminalità, la mafia, l’ignoranza che gira nelle procure e nelle aule di “presunta giustizia” si dà alle denunce pubbliche su giornali e emittenti televisive ed alla fine alla scrittura per denunciare l’illegalità, la violenza delle organizzazioni criminali, e il loro insediamento nelle procure e tribunali, di loro associati. Da quel momento in poi, Marco ha continuato a scrivere e denunciare pubblicamente a livello nazionale denunce ed articoli sulle mafie, il crimine organizzato, la criminalità e la truffa, raccontando non solo la propria storia, ma anche quelle di cui è venuto a conoscenza in tutta Italia, similari, di persone che hanno chiesto il suo parere.
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